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Libero Libera Tutti

Faceva pigiami, calzini, biancheria. Dava lavoro, onesto. Esportava. Voleva continuare a farlo per rispetto di sé stesso e del nome che portava. Un imprenditore ‘illuminato’ diremmo oggi. È la storia di Libero Grassi e della sua Sigma, un’azienda sana che non voleva dare in mano a chi gliel’avrebbe succhiata a poco a poco con la scusa di un indebito aiuto estorto in favore dei “poveri amici carcerati”, per pagare le spese legali dei “picciotti chiusi all’ Ucciardone”.

Non solo rimandò al mittente la richiesta del pizzo ma rispose pubblicamente in una lettera al Giornale di Sicilia. Così: «Caro estortore, volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’ acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui». (Libero Grassi, Giornale di Sicilia del 10-01-1991).
Trascorsero solo sei mesi e rotti da questa denuncia pubblica. L’isolamento di Libero favorì il gioco di Cosa Nostra.

Il resto della storia purtroppo la conosciamo.
C’è voluta la sua morte perché nascessero Fai, Libero Futuro, le associazioni che aiutano gli imprenditori che denunciano e AddioPizzo una rete di commercianti “pizzo free” e di consumatori critici, in seguito costituita anche a Catania e a Messina. La storia insegna che c’ è ancora molto da fare. Un motivo oggi per ricordarlo in modo particolare.